Venezia: le opere di Damien Hirst come tesori riemersi dal mare

"Nel 2008, al largo della costa orientale dell'Africa fu scoperto un vasto sito con il relitto di una nave naufragata. Il ritrovamento ha avvallato la leggenda di Cif Amotan II, un ex schiavo di Antiochia, vissuto tra la metà del I secolo e l'inizio del II secolo d.C. Cif, dopo essersi affrancato, accumulò un'immensa fortuna e creò una collezione di oggetti provenineti da ogni parte del mondo. Questi furono tutti caricati sull'immena nave Apistos, nome che in greco significa "Incredibile". Ma la nave affondò, consegnando il proprio tesoro agli abissi e al mito".

Questa è la storia che bisogna conoscere prima di entrare in Punta della Dogana e Palazzo Grassi, che ospitano a Venezia la mostra «Treasures from the Wreck of the Unbelievable» (I tesori del delitto Incredibile), aperta fino al 3 dicembre, che segna il ritorno di Damien Hirst.

La curatrice Elena Geuna ha raccontato che la mostra raccoglie tutte le opere recuperate in quel ritrovamento e si tratta di un progetto che l'artista ha preparato nel corso di dieci anni di lavoro.

Sono oltre duecento le opere esposte: tutti falsi di statue egizie, sculture greche, anfore, elmi, armi azteche e di altre civiltà antiche, monili d'oro, d'argento e statuette votive in pietra. 
Nella sala centrale di Punta della Dogana si trova una gigantesca statua di bronzo, alta sette metri, The Warrior e the Bear, che rappresenta una scatenata guerriera sulle spalle di un'orsa, in gran parte coperta da incostrazioni, coralli, conchiglie, licheni, alghe, materiale accumolatosi nel tempo trascorso sul fondo dell'Oceano Indiano. Altri gruppi scultorei di grandi dimensioni occupano la sala, mentre sulle pareti immagini retro illuminate mostrano i momeneti del recupero, con sub all'opera nel disincagliare i tesori, che trovano esposizione in tutte le sale successive.

Anche in questa mostra non vengono messe da parte le tematiche da sempre affrontate da Hirts: la rappresentazione di un ciclo vitale, la bellezza oltre la morte, l'arte come fede in cui credere al di là della verità.

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